L’Arfid

Posted: Settembre 14, 2016 By: Comment: 0
L'arfid è evitare o rifiutare determinati cibi in collegamento a esperienze traumatiche

Se pensiamo ai disturbi alimentari, ci vengono subito in mente bulimia e anoressia. Purtroppo anche quello dei disturbi alimentari è un mondo in evoluzione, e infatti negli ultimi anni è emerso un nuovo tipo di disordine, indicato con il nome di Arfid.
L’acronimo Arfid sta per Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, ovvero, tradotto disturbo evitante/restrittivo del cibo. È considerato “nuovo” perché solo recentemente è stato diagnosticato.

Cos’è

L’Arfid, come anoressia e bulimia, tratteggia un quadro conflittuale con il cibo. Sintomi dell’arfid sono l’evitare una certa tipologia di cibi in base al loro colore o alla consistenza, oppure accettare solo minime porzioni di cibo per paura di eventi traumatici o spaventosi come soffocamento o vomito, oppure la paura di fare indigestione, di scatenare una reazione allergica, la paura del sapore, dell’odore o della consistenza. Altra cosa da notare è come il soggetto rifiuti sistematicamente non solo gli alimenti più salutari, ma anche quelli più golosi, che raramente sono accolti con ritrosia dai bimbi. Si tratta di un disinteresse e conflitto con il cibo e l’ora dei pasti, con i genitori che si vedono costretti a obbligare il figlio a mangiare.

Come si manifesta

L’Arfid si manifesta principalmente durante infanzia e adolescenza, e i ragazzi affetti sono per il 60% maschi e il 40% femmine. Può anche comparire in età adulta: in questo caso la situazione è aggravata dal fatto che non ci sono genitori a “obbligare” a mangiare, e si incorre in grossi rischi di salute. Chi ne è affetto è in evidente sottopeso, e manifesta carenze nutritive. I soggetti sono magri, stanchi e deboli.
Per trattare questo disturbo è senz’altro utile rivolgersi al medico nutrizionista, ma è necessario anche un supporto psicologico volto a capire cosa scatena questa paura e il conseguente rifiuto del cibo.
Infine l’Arfid può anche arrivare a influenzare la vita sociale dell’individuo che ne è affetto, dato che sarà portato ad evitare tutte quelle situazioni di ritrovo che hanno il cibo al loro centro.